lunedì 30 novembre 2015

Spezie vs Povertà

Seguitemi...

anni fa, quando ero in dottorato, mi trovavo non di rado a meditar su questioni controverse, distanti anni luce dalla notoria leggerezza under 30: il dramma intollerabile e anacronistico della povertà nel mondo o quello mai risolto delle profonde iniquità socio-economiche di genere, razza, colore della pelle, orientamento religioso, etc. tra genti diverse di differenti aree del pianeta.
Sia chiaro, non mi ero dato all’improvviso alle “facili” speculazioni, non ero impazzito, come non andavo maturando in assoluto propositi di missionariato; quello, era semplicemente il mio argomento di ricerca: incrociavo dati, vagliavo report e, non fa mai male, lasciavo correre l’immaginazione per spingermi oltre, senza per questo voler in alcun modo sminuire la portata delle questioni.
Ma quello è il passato, ora mi occupo d’altro, spezie esattamente, eppure con lo stesso zelo di allora e immutata fantasia scopro un binomio promettente “spezie-povertà” che va guadagnandosi il credito della comunità scientifica tanto quanto l’attenzione di tutti quei soggetti coinvolti, a vario titolo, in progetti sul campo. Le prime, per diverse ragioni, sono ormai e sempre più sulla bocca di tutti, l’altra, non solo esiste, ma torna per questo di estrema attualità.
 
 
I Numeri

Produzione, consumo e commercio di spezie nel mondo sono in continuo e costante aumento. Secondo i dati FAO (agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) nel 1965 si producevano ca. 1,7 milioni di tonnellate di spezie per un valore di ca. 720 milioni di dollari, oggi abbiamo toccato quota di 8,5 milioni ca. di tonnellate per un giro d’affari corrispondente di ca. 3,5 miliardi di dollari… carta canta!!!
Primo produttore mondiale resta di gran lunga l’India (ca. 48%), seguita dalla Cina e poi staccata l’Indonesia.
Il 96% ca. dell’output complessivo si realizza nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo).
Gli Usa così come i paesi dell’Europa e Medio Oriente hanno fatto importanti passi avanti utilizzando colture in serra, nuove tecniche produttive e tecnologie innovative, la loro resta comunque una produzione marginale poiché solo alcune specie si adattano ai climi temperati e continentali.
Lo stato indiano si conferma pure come il più grande esportatore (ca. 45%) e consumatore al mondo (ca. 45%) di spezie.
Maggiori importatori: Usa, Giappone e Unione Europea (Germania in primis).
Il peperoncino si aggiudica sia il primato di spezia più prodotta (ca. il 37%) seguito dallo zenzero, sia quello di più commercializzata (ca. 20%) seguito dal pepe.
 
L’indagine
 
Perché questo incremento vertiginoso e costante nella richiesta internazionale di spezie?
- nuovi benestanti, spesso e volentieri anche ben istruiti, specialmente nei PVS, si vanno affacciando sul mercato. Questi signori cominciano ad apprezzare la buona tavola diventando consumatori esigenti e raffinati che non prescindono da un impiego generoso di aromi;
- in Occidente grazie, ma non solo, ai fenomeni migratori continuano ad esser sempre più di moda e ricercate le specialità delle cucine etniche e fusion;
- si è assistito, negli ultimi anni, ad un netto calo dei costi di trasporto e ad un aumento delle frequenze dei vettori cargo che trasportano merci ovunque, perfino nelle aree della terra più isolate.

Per questo, nei PVS, pur tra mille difficoltà (carenze di finanziamenti, di macchinari e di infrastrutture per il trasporto, la siccità o comunque l’irregolarità delle piogge se necessarie) sempre più agricoltori, specialmente laddove la domanda interna è buona, stanno iniziando o spostando le loro produzioni verso le spezie e tutti quegli altri prodotti conosciuti come “high value products” (prodotti ad alto valore aggiunto). Questi rappresentano un’ottima opportunità per migliorare il loro stato sociale (donne in particolare) e diversificare le fonti di guadagno. Le spezie possono in più, date le loro proprietà antibatteriche, essere utilizzate anche in casa (baracche?!) per igienizzare, contribuire alla corretta nutrizione, fungono da rimedi medicinali, sono ottimi conservanti alimentari, ecc.
Negli ultimi anni, molte ONG hanno compreso queste dinamiche ed hanno iniziato a offrire il loro sostegno per creare progetti dedicati, intravedendo nelle spezie un possibile modello di sviluppo sostenibile per uscire dalla povertà.
 
 
CLICCA sulle foto per visionare i progetti
 
 
http://www.reggioterzomondo.org/index.php?page=Progetti&subpage=Madagascar&subsubpage=dettaglio_progetti&id=00026&prog=La dignità ha gli aromi delle spezie

 
http://www.migdev.org/projets/accompagnement-des-producteurs-du-safran-dans-lamelioration-qualitative-de-leur-production/
 
 
http://icei.it/icei/project/sri-lanka-mae/
 
 
http://icei.it/icei/project/progetto-sesamum/
 
 
Occorre però che anche i governi inizino a fare la loro parte dato che per i piccoli agricoltori non è semplice competere in un mercato globale senza il sostegno finanziario ed un tessuto socio-economico adeguati. Tutto ciò potrebbe avere effetti moltiplicativi principalmente sull’occupazione data l’alta intensità di manodopera necessaria per la coltivazione, la raccolta, l’essicazione, la macinazione e tutte le altre procedure necessarie, operazioni queste tra l’altro nemmeno troppo complesse.
Spezie quindi come prodotti di esportazione ideali per la crescita dei paesi sottosviluppati (specialmente nell’Africa sub-sahariana) laddove si stima che i piccoli agricoltori, perlopiù poveri, rappresentino ca. il 90 % dell’intera produzione. Le condizioni sarebbero buone dal momento che sono zone queste con climi caldi e tropicali, le tecniche e le attrezzature necessarie non comportano costosi investimenti e sono in più colture a bassa intensità tecnologica e ad alto impiego di capitale umano... manna dal cielo per Stati che hanno una bassa età anagrafica ed altissimi valori di disoccupazione giovanile. Il fatto poi che la maggior parte degli aromi sono essiccati elimina anche la necessità di ingenti capitali per la gestione della catena del freddo così come per l’immagazzinamento (possono essere conservate per periodi relativamente lunghi senza perdita in freschezza e qualità) e il trasporto (hanno un peso inferiore a tanti altri prodotti a parità di valore).
Il mercato delle spezie è quindi un’alternativa più che valida da tenere in considerazione, è potenzialmente lucrativo e per molte varietà, vaniglia-chiodi di garofano-noce moscata/macis su tutte, il numero dei paesi impegnati nella produzione è ancora relativamente piccolo.
A livello internazionale c’è tuttavia sempre più bisogno di procedure che standardizzino e garantiscano livelli di qualità elevata, compatibili con quelli occidentali, specialmente a livello sanitario. Quindi, tra le prossime sfide:
- poter contare su adeguate forniture di acqua (dati i costi elevati nella creazione di sistemi di irrigazione e dighe) non contaminata;
- disporre di fertilizzanti idonei e a norma;
- bisogno assoluto di prevenire e combattere le possibili manifestazioni parassitarie;
- etc.

Conclusioni

Le premesse come visto ci son tutte, ma non basta, occorrono la seria volontà e la partecipazione attiva di tutti gli attori presenti.
Nel frattempo, lo scongiuro, usciamo sull’istante e una volta per tutte dalle patetiche logiche assistenziali. Sappiate che ogni anno fiumi di denaro vengono puntualmente riversati dalle organizzazioni internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, etc.) ai Paesi più indigenti (a chi?!)... perlopiù, un irrazionale stillicidio di fondi che si perde in infiniti rivoli e che ha come effetto la perdita, l'ennesima, di un'opportunità e la fatale deresponsabilizzazione delle comunità coinvolte. A conti fatti questa metodica si è rivelata sterile, va ripensata o perfino rinnegata.
La chiave di volta si chiama fiducia nella gente, messaggio chiaro per chi si ostina a credere, peggio a convincerci, di aver di fronte un branco di selvaggi smidollati, figli, quasi, di un Dio minore.
Mettiamocelo in testa che non ci sono mai state e non ci saranno mai persone di serie A e soggetti da meno, al contrario di uomini perbene e turpi lestofanti; ma la paura del diverso non alberga innata nella mente e nel cuore della gente, è figlia piuttosto di certe ideologie a posta architettate pei meschini tornaconti del burattinaio establishment occidentale.
La miseria e l'emarginazione però, a dispetto di tanto sciacallaggio massmediale, son cose serie... maledetti dollaroni fautori d'odio e d'ignoranza!!!
E allora, la fiducia genera speranza, fonte inesauribile di passione, coraggio e volontà, dopodiché ognuno, e menomale, diviene artefice del proprio destino... ma il bello del gioco, signori miei, è proprio questo!
Non mi illudo che le spezie possano esser la panacea d’ogni male, ma sono un ottimo punto di partenza e da qualche parte, in fin dei conti, bisogna anche iniziare… in più, facciamo presto visto che alla fame, ricordiamocelo, non piacciono i rimandi!

Tempo scaduto...
spezie avanti tutta!!!
 

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