martedì 27 gennaio 2015

Gli aromi di Simon & Garfunkel

Un sogno che si realizza… recensire un 33 giri.
Eh si perché, vi confido un segreto, questa è una delle cose che più avrei voluto far nella vita: il giornalista musicale.
Come tutte le prime il lavoro non avrà certamente le malizie né il mestiere di una review navigata, e mai si sognerebbe di averle, non per questo sarà meno appassionato.
Insomma farò del mio meglio anche perché potrebbe trattarsi, come dicono gli anglosassoni, di un one-shot “un solo colpo, una singola occasione”!
Va da se che, trattandosi di un blog di spezie, quella che ne verrà fuori non sarà, bella o brutta che sia, la più classica delle recensioni ma un'altra cosa, un cadeau per tutti i curiosi e gli appassionati di aromi.
Qualcuno a sto punto potrebbe osservare: “ok, ma le spezie che c’entrano?”
Eh no, c’entrano… perché il disco che ho scelto di presentarvi è “Parsley, Sage, Rosemary, & Thyme” testualmente “Prezzemolo, Salvia, Rosmarino e Timo”, il terzo album del 1966 del duo folk statunitense costituito da Paul Simon & Art Garfunkel.



1966!? "Preistoria", miei cari:
- pre “Summer of Love” (estate 1967);
- pre stagione dei mitici festival (Monterey 1967, Isola di Wight 1968, Woodstock 1969):
-
pre biennio nero (Jimi Hendrix e Janis Joplin 1970 e Jim Morrison 1971 ci lasciarono per sempre)
- pre tutto!!!


Eppure solo 2 anni prima i due, poco più che sbarbatelli, davano alle stampe nientepopodimeno che "The Sound of Silence”, singolo che, a dispetto del titolo, ne fece eccome di rumore... intramontabile!
 Il brano divenne di lì a poco l’inno di un’intera generazione, un classico della musica internazionale che consacrò i due menestrelli newyorkesi tra i più famosi ed influenti compositori dei 60’s.
E proprio per non farsi mancar nulla, giusto qualche anno appresso, firmeranno con la celeberrima “Mrs. Robinson” la colonna sonora del masterpiece cinematografico “Il laureato”.
Che nostalgia!
D’accordo, l’anagrafe non mi permette di piangermi addosso, quello però è stato un periodo straordinario da un punto di vista artistico… e non solo, direbbero in tanti!
Non ci dimentichiamo che lo stesso anno di “Parsley, Sage, Rosemary, & Thyme” uscivano, solo per citarne un paio, "Blonde On Blonde” di Bob Dylan, mentore indiscusso del folk rock, e “Pet Sound” dei Beach Boys, gli alfieri di quell’ondata surf che stravolsero tutto e divennero, in breve, un fortunatissimo fenomeno radiofonico e di costume tra i giovani californiani.
Erano quelli i tempi degli indimenticabili “Fab Four” (i Beatles), dei primi Rolling Stones, e poi dei Byrds, dei Cream, degli Animals, dei Mamas and Papas, dei Buffalo Springfield, etc... e pensare, mi vengono i brividi, che di li a poco avrebbero furoreggiato, uno dietro l’altro, gente come i Led Zeppelin, Deep Purple, Pink Floyd, Doors, etc…

Ma veniamo a noi… l’LP, che è composto da 12 brani, per la maggior parte da pezzi acustici, è un tributo alla musica d’autore e ad un certo tipo di sonorità, in voga allora e tanto rimpiante, distanti dai tradizionali stilemi rock’n’roll sia nel sound che negli atteggiamenti.
Questo CD, alla pari di altri lavori dell’epoca, condensa diversi generi e, servendosi di strumentazione non-convenzionale, sperimenta nuove soluzioni armoniche che hanno contribuito ad ampliare enormemente i confini dell’universo musicale.
Il titolo dell’album, preso in prestito dal ritornello dell’open track “Scarborough Fair/Canticle”, è talmente atipico per una produzione discografica che forse è proprio per questo che è particolarmente evocativo, intenso e … fragrante.
Ed il suddetto brano apripista è pure il singolone per eccellenza. Sono 3 minuti e 10 secondi di una secolare ballata celtica, rivisitata con una contromelodia e un testo antimilitarista. 
Semplicemente medievale, onirica e a tratti liturgica!

(per la cronaca, la fiera di Scarborough è un appuntamento realmente esistito. Dal 1253 al 1788 infatti la località marittina nel nord dell’Inghilterra, contea dello Yorkshire, è stata la sede di questa esposizione commerciale dal richiamo internazionale. E non è difficile immaginare che le spezie fossero certamente tra le mercanzie più richieste, desiderate forse considerati i costi, dal pubblico presente)

Peccato rimangano controverse le ragioni del ritornello così come il nome dell’opera intera.
Tra le ipotesi in circolazione, quella che più mi seduce va a scandagliare nel simbolismo delle erbe: in passato, il prezzemolo era associato all'amarezza della vita, la salvia si legava alla forza d’animo, il rosmarino rappresentava la fedeltà/il ricordo, il timo indicava il coraggio.
Allora queste fragranze sarebbero gli ingredienti di una pozione magica, al servizio dell’amore, che il cantautore/stregone sta formulando e miscelando per i protagonisti della storia.
Un amore ideale? Può darsi, la canzone sfuma però con una dolcissima speranza lasciando l’ascoltatore libero di immaginarne l’epilogo:

l’amore impone compiti impossibili,
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo,
ma nientè più di quanto ogni cuore possa chiedere,
io devo sapere se sei il mio vero amore.
 

Tra le altre songs del disco, occhio in particolare anche ad “Homeward Bound” e “Flowers Never Bend with the Rainfall”, sorelle meno celebrate, ma capitoli non per questo meno suggestivi e distintivi di un sound che non c’è più.
In tutti i brani, così come nel resto dell’intera produzione simongarfunkeliana, Paul disegna trame delicate, arabesque seducenti e Art colora il tutto, a modo suo, con melodie inconfondibili; onnipresente è anche la compartecipazione e la sovrapposizione delle voci, un vero e proprio marchio di fabbrica del duo... tanto che q
ualcuno ha scritto: “due ragazzi, due anime, una voce sola”.
I personaggi raccontati nelle liriche vivono un profondo senso di fragilità e di alienazione; i testi però trascendono da una dimensione puramente individuale facendosi portavoce di una tendenza contro-culturale che riflette esattamente lo sconvolgimento sociale a stelle e strisce di quel momento storico: la guerra del Vietnam, i movimenti per i diritti civili capeggiati da Malcom X e da Martin Luther King che infuriano un po’ ovunque, le manifestazioni studentesche, il falso mito del progresso, la massificazione mediatica ed una società che non si riconosce più in nulla, che ha smarrito i propri valori e si sta sgretolando.
La vena compositiva di Simon non si ferma però alla sola condanna, concedendosi spesso al sarcasmo e ad un’ironia elegante, sottile, molto british.
Il lavoro si inserisce a perfezione nel solco di quella formula aggraziata, intellettuale per molti, oramai ampiamente collaudata raccontando la vita e le storie di due amici newyorkesi degli anni Sessanta che, in fin dei conti, non sono poi troppo diverse dalle nostre.
Come mio solito, non mi nasconderò dietro una tastiera, confessandovi senza indugi di non essere un fan sfegatato della band e l’album nello specifico probabilmente non è il mio preferito.
Allo stesso tempo non fatico a riconoscere che si tratta di una produzione estremamente originale e per questo necessita di essere assimilata, insomma merita più di un ascolto…
… io l’ho fatto e sarà per questo che ogni tanto mi scopro trasognato in balia di un sussurro dolce e melodioso che prosegue a domandarmi…

Are you going to Scarborough fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
…….
…….

 

la malinconia che diventa lusinga… pietra miliare!
 

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